Nel fischio del treno…

Stamattina sono andata a Bologna per un lavoro extra di tutoraggio, che ho iniziato da qualche tempo a seguire per diversi motivi di cui uno di questi giorni vi narrerò l’essenza.

Ci sono andata in treno, a causa del blocco del traffico che limitava la mobilità in auto, armata di borsone per i documenti da tutor e di qualche clementino per una carica di energia a metà mattina.

Oltrettutto in Romagna stamani, come capita in questi strani giorni, c’era un nebbione fitto, che tra l’altro si è mantenuto fino ad ora, mentre a Bologna, solido confine della terra della foschia, splendeva un bel sole invernale.

Dovete sapere che nella mia storia c’è un epoca intrisa di odore di ferodi e della voce metallica nelle stazioni ferroviarie. Per andare a scuola alle superiori, ogni giorno, per 5 lunghi anni…

Sarà forse per quello che adesso i treni mi innervosiscono, sarà forse perchè quell’epoca è passata e quell’odore rugginoso mi riporta alla memoria ricordi di un tempo che fu e che non è più…O forse la causa è da ritrovare nei lunghi ritardi che sempre accompagnano i naviganti lungo il mare delle ferrovie?

Chissà…!?

In tutti i casi questa mattina mi sono sentita diversa, oppure no, forse intensamente io, uguale e semplicemente ho ritrovato i ricordi…

Sono scesa dal treno, in settimana occupato da faccie comuni, rassicuranti, di lavoratori e studenti indaffarati, e mi sono incamminata verso la sede.

Il sole splendeva, l’aria fresca solleticava piacevolmente il mio viso, mentre sentivo il compatto peso del borsone carico di carta come allora, quando lo zaino era il mio fedele compagno di giornata, alle orecchie la musica del i-pod, che tanto tempo fa nei miei ricordi era un vecchio mangianastri di quelli che quasi non si vendono più…

Mi è quasi sembrato di avere un’illuminazione… La diversità tra il ricordo degli anni di studio e quelli del lavoro. Ho percepito per un istante, sulle note dell’aria svolazzante, le varietà, i pregi e difetti di ogni epoca della mia vita…

Ho capito…in quell’istante, il bello e il brutto di due stili di esistenza.

E mi sono sentita libera, con tempi prestabiliti ma non troppo, come quando andavo a scuola, con il peso di un compito, ma non quell’urgenza che può cambiare la vita…Ho sentito la bellezza del vivere con la conoscenza che non ti assilla, non ti opprime, non ti schiaccia, come quando diventa una necessità assoluta in un lavoro quotidiano che non permette dimenticanze…La possibilità di fermarsi davanti ad una vetrina e annusare il cielo…nel percorso verso la scuola…

A quei tempi desideravo davvero lavorare. Avere un mio stipendio, una mia autonomia, una mia esistenza consolidata. Riconoscimenti.

E per tanto ho udito altri magnificare sui tempi degli studi…

Non mi dispiace il lavoro, le soddisfazioni e l’impegno di ora. Anche se capita, tuttora, di subire cocenti delusioni.

Ma ho capito che mi ha tolto il ritmo del lavoro, casa, macchina, ufficio, macchina, casa…e al massimo due commissioni lungo la strada prima del ritorno…Oppure…non toglie, non permette…il serrato ritmo del finto successo…

Annulla il tempo per annusare la vita nei secondi di libertà senza destinazione…come quando da ragazzina tornavo verso la stazione senza problemi in testa salvo quello del ritardo di un treno…

Però, per quanto strano, questa scoperta mi è parsa bella.

Perchè ho stretto tra le mani quella mia vita da tanto dimenticata.

Intuizioni Ricordi Sensazioni

Astralla View All →

Combatto tutti i giorni perchè questa visione limpida rimanga nelle mie corde, come se lo sguardo fosse sempre quello di un bambino, come un suono puro.

5 Comments Lascia un commento

  1. Cara Astralla,
    hai emozioni vive.
    La tua descrizione mi ha fatta pensare tanto
    ad una Novella di Pirandello che forse conoscerai.
    Si chiama appunto “Il treno ha fischiato”.
    Il senso è proprio questo: un giorno comune,
    un uomo comune
    (anche se Belluca -protagonista della Novella- tanto comune non è)
    da un comune fischio
    di un treno comune,
    stravolge la sua vita
    ed esce dalla sua quotidianeità.
    E così che
    “Tutto il mondo, dentro d’un tratto: un cataclisma”.
    Leggila, davvero.
    Puoi capire molte cose.
    Un abbraccio,
    Piccola Giulia.

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  2. sai che faccio io ogni tanto mi prendo una pausa, dal lavoro, dai figli, non dico niente a nessuno (e voi non fate la spia) mi prendo che so’ un giorno di ferie, faccio finta di andare a lavorare, spegno il cellulare e me ne vado in giro per roma, a bighellonare, a perder tempo, qualche volta coinvolgo un’amica, se è primavera o estate mi spingo fino al mare

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