La sanguinaria regina di un solitario domani

Ieri mi ha colpito. Di Notizia lontana. Di Notizia vicina.

Mi ha afferrato, fortemente compresso, il ricordo di una solitudine di decenni.

Quest’uomo lo ricordo fin da bambina, solo. A tavola preciso nel piegare gli angoli del tovagliolo, composto e compunto da sempre e per sempre, giorni allungati nel lavoro e serate dedicate a insapori cene di solitudine.
Lo conosco maniaco del tempo e con orologi sempre diversi quasi a trattenere gli anni e la storia già scritta e poco vissuta.
L’ho vissuto nel rigore e la fissità a centellinare una goccia di vino in più nel bicchiere.
Sempre solo. I parenti in un’altra città, lontani di mente. Sia forse proprio per quella sua distaccata compostezza che l’ha sempre dignitosamente tracciato. Solo.

Ieri mi è apparso come un’immagine in un foglio di carta ingiallita dal tempo, sfocata dalla pioggia che continua a cadere.
Settant’anni e il dovere di mostrarsi comunque indipendente, anche solo, come sempre, perché sempre così si è dovuto mostrare, per non cadere nei percorsi aridi dei giudizi verso un uomo quasi invisibile.
La volontà sbagliata di non disturbare, portando sulle spalle questa corona e questo vincolo perenne.
Mentre le mani tremano un po’ di più, gli occhi si raccolgono dentro le rughe e la mente si diluisce tra pensieri dolenti e vino annacquato. Tra immagini di letti freddi e tavoli vuoti.

Quasi a voler scacciare ciò che da sempre è mancato nella comune, incessante certezza di un uomo, che una vita di solitudine, un po’ cercata e altrettanto venduta, è sempre più simile ad un perenne, eterno morire.

Mi ha stremato questo pensiero, nella visione di una società che è  portata sempre più ad osannare la crudele regina SOLITUDINE.

7 pensieri riguardo “La sanguinaria regina di un solitario domani

  1. Hai ragionissima!
    La felicità è nascosta nelle cose semplici e vere, ma la vita moderna c’impone altri stereotipi e la solitudine si moltiplica. Un avolta eravamo tanti, adesso siamo tante singole entità/persone distinte; magari davanti al moitor di un computer… 😦

    Un abbraccio ribelle 🙂

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  2. Alberto…Grazie per le tue sempre fidate parole…Io credo però che siamo noi a scegliere il tipo di rapporto che vogliamo creare con gli altri…se umano, se tecnologico e se entrambi, senza perdere nulla nè l’aspetto innovativo, ma nemmeno quello umano…Ti abbraccio forte, ringraziandoti di cuore!

    Zefi…Grazie carissima! Io non mi sento sola, è vero, nè mi sono mai sentita così, almeno da adulta… o forse ho solo imparato che essendo un’entità distinta dagli altri e in un certo qual modo libera e sola nelle scelte sono in conclusione più portata a sentire gli altri per quello che sono…unità distinte come me e come me parte del tutto e tutte insieme… 🙂

    Giulia…Piccolina come va? Ti abbraccio forte forte e con tanti colori! 😉

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  3. Io ricordo da ragazzina ero sempre circondata da tantissimi amici natali in famiglia … vedo invece la diversita’ con mio fratello che è piu’ piccino e intorno a lui pochissima gente circondata da ancora meno gente e la noia che li padroneggia!!
    Mi fa tanto triste sta cosa!

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