Quel giorno mi persi e poi mi ritrovai

Nella nebbia mi persi quel giorno lontano della mia adolescenza.
E come accade nelle giornate di nebbia, quando ci si ritrova d’improvviso dentro una nuvola, non me ne accorsi, perchè arrivò lentamente, a lievi passi bastardi, senza farsi sentire, quella temibile condanna del male di vivere.
Radici in crescita minata dall’insicurezza latente, nascosta nei vacui sguardi persi di una adolescenza speditamente cresciuta.

Troppo sensibile, direbbero in tanti, profondamente recettiva, ricca di emozioni e non ancora in grado di incanalarle attivandosi in quella vita da adulti che velocemente procede.
E mi trovai smarrita, inesistente, di nebbia costruita.
Ricordo ancora quella sensazione di inesistenza, di irrealtà, estrema impotenza.
Persa. Questa la parola giusta. Vacua e Persa dentro me, ricordo di un attimo di disperazione.
Sentirsi inutile a 16 anni, un fardello e non un dono, un contenitore troppo pieno, un serbatoio in fase di scoppio.
Mi sentivo NULLA. Poiché nulla riuscivo a recepire. Nulla a toccare con il palmo del cuore. Nulla.
La signorina Nessuno. Di casa nella nebbia.

Fortuna che attorno a me c’era il MONDO. Un mondo dove la parola NULLA esiste solo per identificare il contrario di TUTTO. E nel mondo emozioni, sentimenti, personalità, amore.

D’un tratto in un soffio quel nulla ha preso forma. Filamenti di rugiada si sono creati dalla nebbia del mattino. Strutture luminose ad rischiarare il nuovo giorno di sentimenti percepiti ed emozioni agguantate tra le dita.

A 16 anni ho sbattuto contro il MURO dell’inesistenza e nella solitaria identificazione della struttura del ME STESSA ho trovato il sentiero verso la collina della VITA.

Sono fiorita acquistando FORZA.
Cresciuta dipingendo di COLORI accesi i miei sorrisi.
Guarita penetrando la SCHERMATURA dell’essere un’identità UNICA ed estremamente REALE.

Sono diventata l’ESSERE che sono ora AMANDO il tutto di cui mi ero privata, assaporando, toccando, sentendo, annusando, vedendo. Permettendo a me stessa di VIVERE.

Ho insegnato alla mia anima ad essere EGOISTA per poter DONARE davvero, poiché solo chi sa di stringere tra le mani, unico possessore, i propri tesori può regalarli agli altri con cuore pieno. Solo chi acquista RESPONSABILITA’ può portare sulle spalle il peso delle proprie SCELTE.

Ho capito che non è necessario essere simile agli altri per sentirsi parte del tutto, mentre è importante conoscersi a fondo ed accettarsi APPIENO per poter sopravvivere ad una società INSAZIABILE, affamata di vive PERSONALITA’.

Sono CRESCIUTA e sono QUI.
Sono colorata, personale, riccia, caratteriale, permalosa e generosa. Sono una cascata e una rosa. Non amo i cigni ma adoro le papere.
Sono un ASTRO, una STELLA, una COMETA.
Un SOSPIRO ed un RESPIRO.
Guardo le PERSONE negli OCCHI e non mi interesso di ciò che la GENTE dice di me, perché so che coloro che mi vogliono bene VANNO OLTRE i giudizi.
Credo in me. Nelle mie POSSIBILITA’. Nelle mie QUALITA’.
Sono capace di SORRIDERE.
Sono QUI, sono FORTE e sono FELICE.

Sento tanti discorsi, nei giornali, in tv, in rete.
Di adolescenti che si perdono nella nebbia.
Giovani che non hanno la forza di resistere al peso della quotidiana sfida del VIVERE.
E penso a quando, 12 anni fa, mi sentivo NESSUNO. A quando ero il NULLA. Infine il mio pensiero si posa su quella che sono ORA.

Vorrei dire loro, a quei RAGAZZI persi alla ricerca di briciole di pane sulla scia di casa che non serve UNIFORMARSI alla massa per sentirsi meno SOLI, che quella SOLITUDINE non è altro che il crescere da loro stesso INCOMPRESO.
Gli parlerei della meravigliosa UNICITA’ dell’UOMO, dentro una società fondata sullo stereotipo.
Sperando infine di lanciare un messaggio VIVO alle loro coscienze, una mappa del tesoro per far loro capire che è nelle RESPONSABILITA’ delle PROPRIE AZIONI che troveranno la chiave per comandare la propria VITA.

Direi loro di non avere PAURA nel domani che potranno costruire BELLO con le loro MANI.

7 pensieri riguardo “Quel giorno mi persi e poi mi ritrovai

  1. Ci si perde spesso, te lo assicuro,specialmente a quell’età.
    Ma anche dopo,purtroppo.
    Ed è bello vederti così viva e piena di colori,perchè quello che sei nasce dalle radici della tua forza,quella forza che hai notato probabilmente per la prima volta quando ti sei rialzata,a sedici anni,e hai cominciato a costruire.e a costruirti.

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  2. difficile questione, quella dell’adolescenza. è un passaggio obbligato, un rito, una necessità. fardello sì, perchè è difficile essere i genitori di un adolescente. però chissà, spero sempre che se hai seminato bene…

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  3. Sono d’accordo con Giuliana: l’adolescenza è un guado da cui tutti DOBBIAMO passare; nel tuo caso, mi pare che sia servito a costruire una sensibilità di grande spessore umano. 😛

    Un abbraccio PeterPan 🙂

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  4. Giulia…questo post è un pò anche per te e per chi sai tu… :)… nel mio cuore è un pò un gesto di affetto anche per tanti blogger che sento incanalati in uno spazio di incertezza… Ti abbraccio!

    Rain…lo so…perdersi è molto facile purtroppo…ma anche riprendersi come vedi…basta trovare dentro se la forza di vedere positivo… 🙂 ma tu lo sai, vero Arcobaleno ;)!

    Giuli…tutto vero…secondo me i genitori hanno una parte importantissima…ma il vedere crescere il proprio figlio bene forse non deve lasciare credere di poter abbassare la guardia…in fondo la fragilità non ha età.

    Alberto…diciamo che ho avuto fortuna e persone attente a fianco a me….
    Peter Pan….direbbe Orso…Lui si che sta ben…Chissà! 🙂

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  5. Leggevo questo post e pensavo ai miei figli 13 e 16 anni…che cerco di indirizzare verso una consapevolezza come quella che tu descrivi…hai scelto delle parole efficaci…sono lo specchio delle cose belle che racchiudi…

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