Hai mai guardato dentro l’abisso?

Ho letto proprio ieri una frase di Nietzsche, che mi ha colpito… Narrava, in un Aldilà del Bene e del Male

“Chi lotta contro i mostri deve fare attenzione a non diventare lui stesso un mostro. E se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l’abisso vorrà guardare dentro di te.

Nel MIO mondo VOGLIO che i mostri contro cui lottare siano solo quelli delle fiabe raccontate ai bimbi che l’amore avrà la dolcezza di donarci…

DESIDERO che quei figli che verranno, BELLI come il SOLE perchè creati da un GRANDE AMORE, sappiano che nel mondo non tutto è a colori, che esiste l’ABISSO e che ci sono MOSTRI ben più infimi di quelli delle fiabe. MA SOGNO che scelgano di essere fatti di LUCE, perchè nella luce saranno NATI.

Per quanto mi riguarda io ho già scelto. I miei mostri sono l’indifferenza dell’inesistenza, la crudeltà e l’arroganza. Li tengo distanti da me apponendo impronte di piccole mani dai mille colori alle porte della mia ANIMA, attraverso forti corazze di SOGNI e d’AMORE.

E’ ABISSO? L’oscurità celata dalla profondità dell’ABISSO?

IMMERGO il mio SGUARDO nell’abisso e nel fondo ci vedo il luccicare delle monete lanciate dai passanti nella SPERANZA di una vita migliore e di un SORRISO negli OCCHI.

L’unica oscurità in cui voglio credere è quella che ho trovato alla fine del POZZO dei DESIDERI.

Perchè abbiamo tutti una SCELTA e la mia scelta è un mondo di LUCE.

9 pensieri riguardo “Hai mai guardato dentro l’abisso?

  1. Penso all’abisso e vedo la mancanza di qualcuna (…) e la deludente presenza di qualcun altro (!!!). Poi vedo la nostalgia per giorni inconsapevolmente felici e l’oppressiva realtà di giorni grigi da dipingere, senza sapere dove andare a comprare la pittura. Poi vedo la bellezza di fiori di campo che sbocciano affianco a me, sorridenti alla primavera della loro vita, e la mia paralisi emotiva nel proteggere loro dalla pioggia: almeno loro, che il baratro lo hanno visto nel cuore di altri, ma che ora meritano giorni senza tristezza e pieni di speranza. E forse il baratro è proprio non riuscire più a sperare… Chi l’averebbe mai detto che sarebbe finita così? 😕

    Un abbraccio grigiotendentealneromavicinoaduearcobaleni 🙂

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  2. Zefi…come dire…matematicamente certa della stessa cosa… 🙂

    Alberto…vedo che questo post ti è vicino più di quanto immaginassi…credo che momenti di ombra li abbiamo passati tutti, lunghi giorni in cui la gioia non riesce a toccare il fondo del nostro sguardo, covando sotto la cenere…ma il diventare mostri e l’accettare l’abisso io li ritrovo nella grettezza d’animo di alcuni, nell’assenza di pietà, di compassione, di emozione…vedere un bimbo che cresce e non sentire dentro la meraviglia della vita, osservare un uomo che piange di dolore e non voler tendere la mano, guardare una donna che ha vissuto una vita, con le tracce della vita stessa nel percorso delle sue rughe, e non volerle lasciare il passo,non portarle un peso…ci sono persone così, che non provano nulla se non per loro stessi, che non concedono, che non donano, che non hanno colori. Loro sono nell’abisso, e è di loro che io ho timore…E in questo abisso almeno una volta credo tutti abbiamo guardato, ma poi la scelta di luce e di vita ci ha portato lontano da lui…e parlo per me, e parlo per te, con sicurezza anche senza conoscerti. Non saresti qui altrimenti…

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  3. Io Lara vi auguro di avere presto dei bambini. Chi potrebbe crescerli meglio di te e di Fulvio? Chi meglio di voi potrebbe insegnar loro a lottare con i mostri?
    Di mostri ce ne sono tanti e a volte ci possiedono, e può durare molto, anni purtroppo, gli anni migliori. Be’ ho paura che il primo dei mostri che tu citi nel post da troppo tempo si sia impadronito di me, e non posso che vergognarmene. Perché non c’ è niente di peggio che il non partecipare; il non voler chiedere niente a nessuno per la paura di non essere in grado di restituire; il lasciarsi vivere senza fare niente per se stessi e per gli altri; il non porsi obiettivi perché chi non si pone obiettivi non va nemmeno in contro possibili delusioni; il non riuscire nemmeno a ricordare com’ eri e quello che saresti potuto diventare tanti sono gli anni che il vuoto, e “l’ indifferenza” ti popssiedono; stare per anni sui libri, senza poter condividere niente di quello studi, perché ( almeno questa volta) il caso ha voluto che anche quella per altro bellissima esperienza tu fossi costretto a farla da solo; studiare e dimenticarsi di vivere.
    Io non so molto della vita, non ho esperienza in nessun campo, non vedo nessuno intorno, non so dove sia la gente cosa voglia, cosa faccia, non so cosa posso fare io per la gente, sono sempre rimasto a guardare le cose da fuori non so perché. Colpa mia? Sicuramente. Sfortuna, coincidenze sfavorevoli? Sì forse un po’ anche quelle. Non lo so. Il vuoto, l’ inettitudine, l’ essere stato tropo assente dalla vita ora come ora mi impediscono di ricordare. Ed anche questo mi mette molto a disagio, è come non esserci mai stato. In questo momento ho una sola immagine in mente…

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  4. Pisa, Aula 1 al primo piano di Palazzo Ricci in Via Santa Maria.
    La seconda ora di lezione di letteratura tedesca è finita, la campanella suona, tutti scappano mentre il mio professore cerca di concludere invano la lezione commentando l’ ultimo paragrafo. Io non ho fretta, non ne ho mai avuta. “Tanto anche se perdo il treno… ne ho persi così tanti!” Inutile affannarsi, che me ne viene. Lascio che il mio professore concluda la lezione. Non è rimasto quasi nessuno in aula… anzi no due ragazze sono ancora lì, stanno sistemando libri e quaderni nelle loro borse. Ora sono uscite anche loro. Siamo rimasti solo io e lui. Gli faccio qualche domanda, mi risponde con il suo tono un po’ faceto da “romanaccio” quale è, e poi se ne va anche lui.
    Ora l’ aula 1 è vuota, d io resto lì a pensare come “imbambolato”, seduto su quelle sedie di plastica rosse tanto brutte e scomode quanto care alla mia memoria. Lì da solo nell’ aula vuota. Da via Santa Maria giungono voci lontane, poi il motore di un auto, un motorino ed è di nuovo silenzio. Io non mi scompongo.
    Vedi Lara ieri sera Mi è venuta in mente questa immagine non so perché… ma a volte mi sembra di non esserci mai uscito dall’ Aula 1 di Palazzo Ricci, mi segui? Gli altri sono da qualche parte là fuori non so dove, ed io ancora in quell’ aula ormai vuota. Posso solo sperare di uscirci presto e di trovare qualcuno là fuori, ma tanto tempo è passato e chi per molti anni respira la solitudine, l’ aria stantia di un aula chiusa, perde l’ abitudine a respirare forte e profondamente, a vivere, a sentire ad amare ed essere amato.
    Mi ero ripromesso di non scrivere più di queste cose, ma il mostro di cui tu parli ogni tanto mi soffoca e qualcosa devo pur fare per scacciarlo. L’ importante è capire dove si è sbagliato, e cercare di rimediare anche se questi anni di solitudine, anni perduti così, nessuno potrà restituirmeli.
    Dipende tutto da me, la reponsabilità è solo mia. Ormai quello che è stato è stato. E se in questi anni è andata male, chi sa, magari fra poco andrà meglio. L’ importante è avere coraggio e uscire da quell’ aula vuota.
    Ti abbracio forte,
    Paolo da Viareggio.

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  5. A mente fredda, mi scuso di aver scritto queste cose. Non è certamente il modo giusto di affrontarle, come del resto non porta a niente ripeterle a se stessi, tutti i giorni, come un disco incantato, e non riuscire ad uscirne, non riuscire a vedere oltre. Mi dispiace tanto. Vi chiedo di nuovo scusa.
    Ciao,
    Paolo.

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