Quanto tutto questo finirà

Quanto finirà

quest’assurda quarantena

mollerò tutto,

la tv accesa, la macchina del pane ancora calda, la scatoletta dei gatti aperta a metà,

darò un bacio al mio amato compagno di solitudine,

mentre egli stesso farà gli stessi gesti, la mente già lanciata verso i suoi luoghi,

afferrerò le chiavi dell’auto e fuggirò fuori,

il motore borbotterà spazientito dal brusco risveglio

i vetri ricoperti da un sottile strato di polvere,

e correrò a Riolo,

e mi parrà bellissimo,

io che da bambina mi sentivo come in una prigione di collina,

entrerò nella casa che mi ha visto crescere

ed abbraccerò la mia Famiglia,

agognando di trovarla ancora tutta lì ad aspettare il risveglio,

e sarà un abbraccio stritolante,

non come quello dei saluti ma come quello dell’addio e del ritrovarsi,

e piangerò,

di sicuro piangerò,

nell’incontrare i loro sguardi,

e piangeremo insieme.

Poi parleremo

e piangeremo

e ci abbracceremo

come non abbiamo fatto mai,

come dovremmo fare sempre.

Quella sarà la mia Rinascita,

così desiderata.

Verrà poi il tempo dei viaggi,

del gelato con le amiche nelle sere d’estate

tra un segreto e una risata,

delle passeggiate nei campi accarezzati dal sole

e delle scarpinate sulle vette sferzate dal vento.

E quanto saremo tutti liberi,

quasi increduli,

abbagliati

come appena usciti dal buio di una grotta profonda,

farò nottata dopo il teatro lungo i viali e i portici dell’amata Bologna,

comprerò un biglietto del treno e camminerò senza metà nei giardini di Firenze,

visiterò Bergamo,

che non ho mai visto ma mi pare così bella, anche nella disgrazia,

e tornerò in Brianza,

tra paesini curati, maniche rimboccate dal lavoro e l’affascinante argine dell’Adda,

e riscoprirò le Alpi

ancora un’altra volta,

e nuoterò nel mare limpido di Calasetta

respirando profumo di mirto e ginestra,

e poi andrò al Sud

e saturerò le pupille di luce

e le papille di sapori.

Poi probabilmente tornerò in Giappone

porterò finalmente Orso a scoprire la Spagna,

visiterò Parigi e la torre Eiffel per la prima volta,

e poi

e poi

e poi…

.

Ma per quello ci sarà TEMPO,

adesso aspetto in letargo,

tra la luce e il buio,

sognando ardentemente quell’abbraccio

che sa di latte e di casa.

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Combatto tutti i giorni perchè questa visione limpida rimanga nelle mie corde, come se lo sguardo fosse sempre quello di un bambino, come un suono puro.

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