Sali e andiamo al mare

La cosa peggiore è non potere indossare un pezzo del tuo dolore, non dico tutto ma un po’, perché in due qualsiasi peso è comunque più leggero.

E tra me e me mi domando di quale colpa ci siamo macchiate nelle precedenti vite da doverle espiare in ogni singolo sospiro…

Vorrei arrivare davanti a casa e dirti Sali e andiamo al mare.
E sfrecciare via nel vento,
senza ancore, senza limiti.

Ma poi la vita va avanti e in quella spiaggia, anche quest’anno, non andremo più.

E mentre il tuo animo teso, lucido, veste abiti sfilacciati dal peso dei pensieri,
lentamente le crepe iniziano ad aprirsi anche sulla mia facciata.

Brutta cosa il Tempo, quel despota barbuto
che senza fretta colma tutte le distanze
.

Voglio provare a fermare quell’onnipresente pazzo,
devo riuscirci,
ed arrivare all’improvviso per dirti Sali e andiamo al mare
in una giornata di primavera,
sfrecciando come il vento sull’acqua,
senza ancore, senza limiti.

Riposa intanto il tuo animo complesso,
con le meningi ribelli che scintillano al pari di girandole,
sei un pezzo grande del mio cuore Donna,
e sono sempre lì per te,
nascosta nella tua ombra,
tra le parole dette e non dette,
anche quando non mi vedi.

Ti amo
MAMMA

AMBRA NEL CUORE

La gemma cristallizzata del mio amore è eterna come il tempo…

Tu, vecchia quercia, ti fai scherzi del destino.

Ti spegni e ti riaccendi, una pompa di carburante barcollante al centro del petto,

la tua pelle è fragile come carta velina,

sei tornata piccola, quasi una bambina…

La clessidra del tempo fa scorrere la sabbia ancora più veloce

e quella rimasta pesa sempre meno.

Si spacca il cuore al pensiero

ma il mio sentimento è AMBRA,

così ho la certezza che i cambiamenti e gli anni non potranno mai cambiare la SOSTANZA

di questo amore.

Romagnolità

E in ogni casa di Romagna che si rispetti, lui non può mai mancare… l’avete mai visto?

LUNERI DI SMEMBAR 

(Da “i miti di Romagna“)

Calendario della Romagna

Tra le tante cose bizzarre che caratterizzano la nostra Romagna c’è anche la passione legata ai calendari e agli almanacchi. Il più famoso e conosciuto da tutti i romagnoli è senza dubbio “E’ luneri di Smembar”, che è anche uno tra più belli e più antichi d’Italia. “E’ luneri di Smembar “ nasce in un’osteria di Faenza nel 1844, la notte di San Silvesto, viene letteralmente tradotto “il lunario dei pezzenti”, infatti, “lunari” significa lunario e gli “sembrar” sono, i poveracci, gli straccioni, la gente del popolo. Questo lunario nasce dall’anima popolare romagnola, anarchica e non molto disposta alle dicerie del regime politico al potere ma alle prese con la dura realtà quotidiana. I famosi “smembar” che si ritrovano nelle osterie e vanno a braccetto con un fiasco di vino a cantare le famose zirudelle e fare satira sul politico di turno. Il calendario si compone di due parti: una dedicata alle canzonette dialettali le famosissime zirudelle, alle vignette satiriche su qualche avvenimento politico, alle sfrofette in dialetto romagnolo e i consigli per le semine. L’altra parte invece contiene le indicazioni sulle feste religiose, le date delle processioni con le levate del sole, i santi romagnoli, le tavole del suono delle messe, le eventuali eclissi e le fasi lunari. Ancora oggi nell’edicole è tra i calendari più comprato dai romagnoli.

Un amico è una stella

Gli AMICI sono come le stelle,

BRILLANO nel nostro cielo,

si spostano nel tempo

oppure SI NASCONDONO dietro alle nuvole

ma, con la GIUSTA ATTENZIONE,

sappiamo sempre come TROVARLI.

OCCASIONALMENTE svaniscono e basta,

COSÌ,

perché senza saperne nemmeno il motivo

il nostro sguardo PIÙ NON LI RICONOSCE

dentro cotanto firmamento celeste.

E alle volte, ma solo per ALCUNE STELLE SPECIALI,

quel loro RIFLESSO continua a brillare PERENNE

con la stessa CALDA luce

anche se nella realtà

se ne sono GIÁ andate…

STELLE E STALLE

Sulla piacevole onda del Christmas Tag, anche se leggermente rivisitato, e di Viola che ringrazio tantissimo…

E se poi voleste partecipare…beh…verrò a leggervi più che volentieri! 

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Il mio Natale…
È l’improvviso velocizzarsi delle scadenze al lavoro.
È il piccolo abete di plastica perennemente addobbato estratto dalla scatola della mia adolescenza.
È l’albero di Natale di adesso caricato di ricordi raccolti insieme anno dopo anno.
È lo scorrere del tempo e l’allontanarsi degli amici di prima.
Sono i mercatini di Santa Lucia e la punta del naso ghiacciata.
È la difficoltà sempre maggiore di sentire davvero l’atmosfera.
È la collezione di piccoli presepi scovati qua e là.
È l’orchidea comprata con mia madre lo scorso Natale e ora in piena fioritura.
È l’insieme delle luci soffuse che lampeggiano in sala tutta la notte.
È la passeggiata per il centro di Bologna tra le strade illuminate a festa.
Sono i mendicanti che aumentano a dismisura lungo i portici e le monete tenute per l’occasione.
È l’illuminarsi del giardino con ghiaccioli di luce bianca.
È il regalo sempre uguale per mio padre.
È la cena di pesce a Cesenatico alla vigilia di Natale con mio marito ed il ricordo della sua proposta di matrimonio sul Porto Canale.
È la stanchezza dell’anno quasi finito che pesa sulle spalle.
È il pranzo caldo di Natale coi parenti più amati e la briscola nel pomeriggio.
Sono i sacchi formato famiglia di crocchette e le scatolette affidate alle mani volontarie del canile e del gattile della città.
È l’impegno nel trovare proprio quel regalo, proprio per lui.
È l’allegro e delirante caos del pranzo di Santo Stefano a casa dei suoceri.
È il sonno profondo della gatta sotto le fronde dell’albero di Natale.
È il silenzio della casa il 27 dicembre.
È il calendario dello Smembar comprato all’ultimo per la mia nonna quercia.
Sono i nastri colorati dei pacchi legati come un fiocco al collo del nostro cane.
È l’amore di una famiglia semplice ma senza nuovi rami.
È il tempo che passa senza posa e lo sforzo giornaliero di essere felici.

Il mio Natale è STELLE e STALLE, come una cometa e una grotta, ma sempre e comunque un IMPEGNO D’AMORE.

E a voi auguro un Natale speciale, proprio così, ESATTAMENTE COME LO DESIDERATE. 

BUON NATALE!

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Percussioni dipinte

Mi percuote latente come la vibrazione sulla pelle tesa del tamburo l’intuizione molesta di essere tutti punti in una enorme tela policromatica dipinta da un pittore PAZZO.