Il filo rosso del destino

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Rinascerò nella prossima vita

e il mio respiro mi racconterà di te

dentro le porte dei sogni che fioriscono nella notte più nera.

Bucherò il foglio con la forza delle parole non dette,

e inonderò rabbiosa le strade di inchiostro

perché nelle tracce di sconosciuti

disperatamente ti vorrò trovare.

Non sarà un mappamondo il confine di un desiderio

da decodificare attraverso le tue impronte,

chiavi di fuoco per il codice criptato della mia pelle.

Ti orbiteró intorno come un SATELLITE,

trattenuto dalla gravità di questo amore ritrovato.

Diventerò il MAGNETE

per rinnovare il tempo

di un filo rosso

annodato ai due capi di un destino senza fine.

Io TI RICORDERO’. 

Tu ASPETTAMI.

Satelliti

Matura
l’onda della struggente attesa
sulle note di una canzone,
come bimbi saltellanti nel gioco della campana
echeggia il picchiettare dei tasti di una vecchia macchina da scrivere.

Morbide labbra piene accompagnano un sorriso bianco
di memorie avvolte nella spirale dell’infinito.
Gli occhi imprigionati nel vetro proiettano immagini di fantasmi
impressi nella pellicola del FU.

E’ nato prima l’uovo o quelle grandi ali?
Furono inizialmente i ricordi oppure la trama della più dolce malinconia?

E nei passi che si allontanano E’ SOLO MUSICA… 

Si rinnova la tradizione e mi concedo l’Arena in compagnia di mia Madre

arenaTutto inizia con l’attesa della “CORRIERA”, sulle panchine all’ombra dei pini marittimi, quasi tutte donne, ciarliere e eccitate, alcuni uomini, sorridenti e silenziosi, gli anni sulla pelle e gli zaini preparati con cura per l’evento annuale.
Con l’arrivo del pullman SI PARTE, via alla corsa per accaparrarsi il posto migliore, come ragazzini, poi le chiacchiere e la sosta in autogrill e l’arrivo a Verona. Ci si disperde. Ogni gruppo a ripetere la propria TRADIZIONE.
E’ d’obbligo il giro per la piazza, satura di energia vitale, testa all’aria ad osservare le calde rosate mura vecchie di secoli e quegli allestimenti di scena addormentati, a riposare nell’attesa del prossimo spettacolo…
– RICORDI “Ecco là la sfinge dell’Aida, com’è grande!”…”Guarda! Quelli sono i palazzi della Turandot, ricordo lo spettacolo, bellissimo…” “Ehi, ma quelle statue di cosa sono?!?” … RICORDI –
Chissà perché anche il sapore di quei panini, consumati velocemente nel parco guardando all’Arena, ha qualcosa di antico e speciale…
E poi SI ENTRA, ingresso E, gradinate, costano meno ma è bello comunque – le pretese valgono per l’Opera mentre la gita prevede semplicità – e ci immergiamo nell’atmosfera.
Nel tempo dell’attesa si rinnova la memoria, le gradinate bollenti su cui posizionare quel cuscino gonfiabile portato per l’occasione, pronti binocolo torcia libretto, lo sguardo si posa come borotalco sulle sedute dell’Arena, si scruta il palco, si spiano abiti, si aspetta il tramonto.
Le mille voci si fondono, tra dialetti e lingue variegati come i gusti dei gelati dei bar della piazza, volti diversi, la stessa espressione di attesa stupita.
Con il buio si avvicina il momento, entra il Maestro – APPLAUSI – e il suono del Gong che si ripete 3 volte amplifica l’aspettativa, allargandosi in onde concentriche – APPLAUSI – si accendono le candele benaugurali – LUCE – rito perenne. Gli sguardi brillano nella magia.
INIZIA LENTA LA MUSICA – SILENZIO – ESCONO GLI ARTISTI – SPAZIO ALL’OPERA!
E l’aumentare del canto ci solleva, il tempo scorre più veloce, le parole non si distinguono, ma l’ENERGIA è nell’aria, parlano musica ed emozioni.
Nell’ascoltare dimentico tutto, la scomodità degli spazi, gambe costrette e schiene sospese, sardine compresse con gli occhi spalancati, il bollore del cemento, il biancore dei flash, i commenti a voce alta sfuggiti al controllo.
Solo ogni tanto lo sguardo si sposta ad osservare nel buio, fuori dall’Arena, i colori delle eliche giocattolo lanciate nell’aria dagli ambulanti…
L’OPERA è come un’onda, come il caldo umido d’agosto. L’accogli, ti ci immergi dentro. Puoi amarla, odiarla, non comprenderla, ma anche senza capirla il brivido di tanto in tanto ti coglie di sorpresa. Non la puoi scacciare in nessun modo.
La chiusura dell’ultimo atto arriva spesso INASPETTATA – APPLAUSI – ali di passerotto solleticano il cuore e bagnano gli occhi – SALUTI.
Si riparte di corsa – Corsa???? MICA CI POSSONO LASCIARE QUA, NO? L’età porta ANSIA – per raggiungere il pullman, per tornare a CASA.
In viaggio, spazi riappropriati, si decide (DI GIA’?!?) l’OPERA per il prossimo anno…– COMMENTI “questa l’abbiamo già vista nel 2009!” “Ma non è meglio il venerdì del sabato?” “No, era il 2008!” “No, il venerdì mia figlia lavora!” “Io devo portare al mare i nipotini!” “Ma non è stato quell’altro anno, mi pare passato così poco?!” COMMENTI –
Il ritorno è in gran parte sonnecchioso e lento, le chiacchiere spente dalla stanchezza, molti dormono, alcuni indossano auricolari fissando il vuoto in silenzio, in un sedile vicino una mamma cuce le bomboniere per un matrimonio…
Manca però ancora un passaggio nella tradizionale gita all’Arena, perché non si dica mai che quella ROMAGNOLA non è gente allegra e godereccia.
ORE 02.00 sosta in autogrill Po’ Ovest A22 – si aprono le stive, fuori tavoli e panche da osteria – AZDORE ad affettar di pane toscano, salame, salsiccia passita e formaggio casereccio – acqua, vino, bibite a volontà, si fà MERENDA! I viaggiatori di passaggio sgranano gli occhi alla vista di 60 persone a banchettare nella notte. Il pasto si chiude col dolce, crostata delle nonne e albicocche di vallata.
Di buona lena si sistema il tutto, 5 min e l’area di sosta ha ripreso il suo aspetto originale. Saliamo sulla corriera, totalmente sazi.
Chiudo gli occhi. Mi spengo. Li riapro all’ARRIVO. Sta albeggiando. Con mia MADRE ci avviamo verso la mia casa di ragazza.
Anche quest’anno è andata.

…e lasciatela fluire…

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CHIUDETE GLI OCCHI E LASCIATELA FLUIRE…

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La musica classica è così,

un fluido che scorre come acqua dentro il nostro spirito assetato.

Spinge, satura, forma cascatelle.

Le VEDETE quelle gocce che saltellando fanno tintinnare le corde nascoste del vostro io?

La SENTITE la nota purificatrice che impedisce al pensiero altro che non sia l’armonia?

COGLIETE il nero, il rancore, il dolore,

spinti fuori a forza da quest’anima traboccante di una MELODIA che prorompe,

vibranti come una cassa armonica di pelle, ossa e respiro?

 Questo è sempre stato il mio modo per scacciare il dolore
PREMO PLAY, CHIUDO GLI OCCHI E LA LASCIO FLUIRE…

QUELL’INTENSO, INEBRIANTE PROFUMO DI VANIGLIA…

Mi piace la musica ma amo il silenzio…

E’ sempre forte la sensazione che nel silenzio si amplifichino i dettagli. Che i particolari spicchino come sangue sulla neve.

Sono una persona visiva, più che uditiva. Ciò che vedo ricordo, spesso per anni, visi, case, fiori, istanti bloccati.

Quel che ascolto non sempre rimane nella memoria, spesso scompare in un lampo se non sviscerato al momento. Sarei una pessima concorrente di un quiz musicale, associare i titoli alle canzoni non mi è mai riuscito. Le ascolto, il più delle volte come contorno non indispensabile di altri gesti, altre solidità.

In me solo gli odori si avvicinano alla precisione della memoria dello sguardo, con il difetto di riemergere senza associarsi al momento di origine, rimanendo lì come sospesi, senza trovare una collocazione certa.
Strana cosa davvero la mente dell’essere umano.

Poi ci sono i ricordi delle emozioni.

Vi è mai capitato di provare IMPROVVISAMENTE qualcosa nel petto e di chiedervi in quale occasione abbiate già sentito quella strana, intensa sensazione? Un po’ come mangiare uno squisito dolce al cucchiaio, voluttuoso nella sua essenza pannosa, lasciandovi avvolgere dal profumo di vaniglia, adagiandosi sulla terrena compattezza croccante del caramello…

Ecco, cosi dentro di me sono i RICORDI delle EMOZIONI.

Ed è lì, in quel punto inesplorato che improvvisamente può illuminare di strani collegamenti le mie sinapsi, al pari di una metropoli dallo spazio, proprio lì a volte il silenzio e la musica si fondono, quando un istante si ferma in un battito di ciglia ed inizia a ballare, oppure nel momento in cui incontro una di quelle canzoni che più di musica si chiamano poesia.

E magari, mentre stringo il volante nel buio della sera inoltrata, nelle orecchie le note basse e la voce roca di quel cantante un po’ retrò, mi sembra di nuotare nel silenzio della mia mente ed di sentire, improvvisamente, in fondo al naso, un intenso, inebriante profumo di VANIGLIA…