Sali e andiamo al mare

La cosa peggiore è non potere indossare un pezzo del tuo dolore, non dico tutto ma un po’, perché in due qualsiasi peso è comunque più leggero.

E tra me e me mi domando di quale colpa ci siamo macchiate nelle precedenti vite da doverle espiare in ogni singolo sospiro…

Vorrei arrivare davanti a casa e dirti Sali e andiamo al mare.
E sfrecciare via nel vento,
senza ancore, senza limiti.

Ma poi la vita va avanti e in quella spiaggia, anche quest’anno, non andremo più.

E mentre il tuo animo teso, lucido, veste abiti sfilacciati dal peso dei pensieri,
lentamente le crepe iniziano ad aprirsi anche sulla mia facciata.

Brutta cosa il Tempo, quel despota barbuto
che senza fretta colma tutte le distanze
.

Voglio provare a fermare quell’onnipresente pazzo,
devo riuscirci,
ed arrivare all’improvviso per dirti Sali e andiamo al mare
in una giornata di primavera,
sfrecciando come il vento sull’acqua,
senza ancore, senza limiti.

Riposa intanto il tuo animo complesso,
con le meningi ribelli che scintillano al pari di girandole,
sei un pezzo grande del mio cuore Donna,
e sono sempre lì per te,
nascosta nella tua ombra,
tra le parole dette e non dette,
anche quando non mi vedi.

Ti amo
MAMMA

Si rinnova la tradizione e mi concedo l’Arena in compagnia di mia Madre

arenaTutto inizia con l’attesa della “CORRIERA”, sulle panchine all’ombra dei pini marittimi, quasi tutte donne, ciarliere e eccitate, alcuni uomini, sorridenti e silenziosi, gli anni sulla pelle e gli zaini preparati con cura per l’evento annuale.
Con l’arrivo del pullman SI PARTE, via alla corsa per accaparrarsi il posto migliore, come ragazzini, poi le chiacchiere e la sosta in autogrill e l’arrivo a Verona. Ci si disperde. Ogni gruppo a ripetere la propria TRADIZIONE.
E’ d’obbligo il giro per la piazza, satura di energia vitale, testa all’aria ad osservare le calde rosate mura vecchie di secoli e quegli allestimenti di scena addormentati, a riposare nell’attesa del prossimo spettacolo…
– RICORDI “Ecco là la sfinge dell’Aida, com’è grande!”…”Guarda! Quelli sono i palazzi della Turandot, ricordo lo spettacolo, bellissimo…” “Ehi, ma quelle statue di cosa sono?!?” … RICORDI –
Chissà perché anche il sapore di quei panini, consumati velocemente nel parco guardando all’Arena, ha qualcosa di antico e speciale…
E poi SI ENTRA, ingresso E, gradinate, costano meno ma è bello comunque – le pretese valgono per l’Opera mentre la gita prevede semplicità – e ci immergiamo nell’atmosfera.
Nel tempo dell’attesa si rinnova la memoria, le gradinate bollenti su cui posizionare quel cuscino gonfiabile portato per l’occasione, pronti binocolo torcia libretto, lo sguardo si posa come borotalco sulle sedute dell’Arena, si scruta il palco, si spiano abiti, si aspetta il tramonto.
Le mille voci si fondono, tra dialetti e lingue variegati come i gusti dei gelati dei bar della piazza, volti diversi, la stessa espressione di attesa stupita.
Con il buio si avvicina il momento, entra il Maestro – APPLAUSI – e il suono del Gong che si ripete 3 volte amplifica l’aspettativa, allargandosi in onde concentriche – APPLAUSI – si accendono le candele benaugurali – LUCE – rito perenne. Gli sguardi brillano nella magia.
INIZIA LENTA LA MUSICA – SILENZIO – ESCONO GLI ARTISTI – SPAZIO ALL’OPERA!
E l’aumentare del canto ci solleva, il tempo scorre più veloce, le parole non si distinguono, ma l’ENERGIA è nell’aria, parlano musica ed emozioni.
Nell’ascoltare dimentico tutto, la scomodità degli spazi, gambe costrette e schiene sospese, sardine compresse con gli occhi spalancati, il bollore del cemento, il biancore dei flash, i commenti a voce alta sfuggiti al controllo.
Solo ogni tanto lo sguardo si sposta ad osservare nel buio, fuori dall’Arena, i colori delle eliche giocattolo lanciate nell’aria dagli ambulanti…
L’OPERA è come un’onda, come il caldo umido d’agosto. L’accogli, ti ci immergi dentro. Puoi amarla, odiarla, non comprenderla, ma anche senza capirla il brivido di tanto in tanto ti coglie di sorpresa. Non la puoi scacciare in nessun modo.
La chiusura dell’ultimo atto arriva spesso INASPETTATA – APPLAUSI – ali di passerotto solleticano il cuore e bagnano gli occhi – SALUTI.
Si riparte di corsa – Corsa???? MICA CI POSSONO LASCIARE QUA, NO? L’età porta ANSIA – per raggiungere il pullman, per tornare a CASA.
In viaggio, spazi riappropriati, si decide (DI GIA’?!?) l’OPERA per il prossimo anno…– COMMENTI “questa l’abbiamo già vista nel 2009!” “Ma non è meglio il venerdì del sabato?” “No, era il 2008!” “No, il venerdì mia figlia lavora!” “Io devo portare al mare i nipotini!” “Ma non è stato quell’altro anno, mi pare passato così poco?!” COMMENTI –
Il ritorno è in gran parte sonnecchioso e lento, le chiacchiere spente dalla stanchezza, molti dormono, alcuni indossano auricolari fissando il vuoto in silenzio, in un sedile vicino una mamma cuce le bomboniere per un matrimonio…
Manca però ancora un passaggio nella tradizionale gita all’Arena, perché non si dica mai che quella ROMAGNOLA non è gente allegra e godereccia.
ORE 02.00 sosta in autogrill Po’ Ovest A22 – si aprono le stive, fuori tavoli e panche da osteria – AZDORE ad affettar di pane toscano, salame, salsiccia passita e formaggio casereccio – acqua, vino, bibite a volontà, si fà MERENDA! I viaggiatori di passaggio sgranano gli occhi alla vista di 60 persone a banchettare nella notte. Il pasto si chiude col dolce, crostata delle nonne e albicocche di vallata.
Di buona lena si sistema il tutto, 5 min e l’area di sosta ha ripreso il suo aspetto originale. Saliamo sulla corriera, totalmente sazi.
Chiudo gli occhi. Mi spengo. Li riapro all’ARRIVO. Sta albeggiando. Con mia MADRE ci avviamo verso la mia casa di ragazza.
Anche quest’anno è andata.