Satelliti

Matura
l’onda della struggente attesa
sulle note di una canzone,
come bimbi saltellanti nel gioco della campana
echeggia il picchiettare dei tasti di una vecchia macchina da scrivere.

Morbide labbra piene accompagnano un sorriso bianco
di memorie avvolte nella spirale dell’infinito.
Gli occhi imprigionati nel vetro proiettano immagini di fantasmi
impressi nella pellicola del FU.

E’ nato prima l’uovo o quelle grandi ali?
Furono inizialmente i ricordi oppure la trama della più dolce malinconia?

E nei passi che si allontanano E’ SOLO MUSICA… 

Come l’acqua del fiume che incontra la diga

penso

Arriva impetuoso.
È il desiderio di scrivere,
la necessità incalzante di fare uscire
le emozioni che premono per scappare.
Ed è un balzo dello stomaco,
una sensazione di saturazione e blocco nel contempo,
come l’acqua del fiume che incontra la diga.
Quindi
spengo i sensori esterni
accendo i riflettori all’interno di me
apro le paratoie e mi lascio cadere nel vuoto.

Piume bianche nello Specchio

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Anche una piuma che vola può disegnare
la tua figura, o il raggio che gioca a rimpiattino
tra i mobili, il rimando dello specchio
di un bambino, dai tetti. Sul giro delle mura
strascichi di vapore prolungano le guglie
dei pioppi e giù sul trespolo s’arruffa il pappagallo
dell’arrotino. Poi la notte afosa
sulla piazzola, e i passi, e sempre questa dura
fatica di affondare per risorgere eguali
da secoli, o da istanti, d’incubi che non possono
ritrovare la luce dei tuoi occhi nell’antro
incandescente – e ancora le stesse grida e i lunghi
pianti sulla veranda
se rimbomba improvviso il colpo che t’arrossa
la gola e schianta l’ali, o perigliosa
annunziatrice dell’alba,
e si destano i chiostri e gli ospedali
a un lacerìo di trombe

(Eugenio Montale, Giorno e Notte)

RUN – e CORRI verso il tuo Futuro

CORRI… LEGGERO COME UN PENSIERO
Corri, solamente il vento tra i capelli a farti compagnia
sulle note pulsanti dei tuoi passi che risuonano sull’asfalto.
Non ti fermi il dolore…
Corri, il cuore che sembra ingrossarsi ad ogni metro percorso
mentre il polso accellera i suoi battiti
e gli occhi si inumidiscono di aria ed emozioni.
Non ti manchi il respiro…
Corri, mentre ti illumini di luce
spargendo desiderio come una fragranza.
Non ti spaventi la notte…
Corri, INDOMATO,
verso il SOGNO,
incontro alla META PIU’ DESIDERATA.
CORRI LEGGERO… COME UN PENSIERO.

mentre la musica ti accompagna cosi

Emozioni


L’emozione è un fremito di ali di farfalla posate sulla pelle opaca di un’anima stanca.

Increspa il cuore improvvisa come il vento mentre soffia impetuoso sulla superficie immobile dello stagno specchiato in fondo agli occhi.

L’emozione è una siringa di adrenalina sparata direttamente dentro il cuore a riattivare il respiro.

Scalda, piccante come un peperoncino assaltato a morsi.

L’emozione PIZZICA

San Lorenzo+1

Stanotte sono riuscita a vedere le stelle. Ho capito perché si parla di sciame… in poco più di mezz’ora, al fresco della terrazza rivolta verso la campagna, Orso che mi sonnecchiava a fianco, ne ho scorte 25.  E come tutti, come i bambini, ogni volta la parola “bella…” risplendeva tra lingua e denti, in un sorriso. Sono di quelle magie che non ti abbandonano mai, le stelle cadenti e gli arcobaleni…Però San Lorenzo per me è anche la poesia di Pascoli, quella che ho amato di più, quella che ancora ricordo a memoria.

Quella che, rileggendola con gli occhi dell’ADESSO, più che mai è così REALE…

10 AGOSTO

San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
Ritornava una rondine al tetto:
l’uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena de’ suoi rondinini.
Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.
Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono…
Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.
E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh!, d’un pianto di stelle lo innondi
quest’atomo opaco del Male!

Parla la notte

cielo stellato national geographic

Ci sono notti, notti così,
che non sai dove andare,
arrotolato su te stesso senza riuscire a scappare.
Notti così piene,
fino a sentirti spaccare dentro
e notti vuote
da lasciarsi scivolare addosso.
Notti senza cuore, diceva una canzone,
dissolte nell’oblio.
E quelle notti calde,
di piume e lenzuola.
Notti silenziose, da fare quasi paura
e notti che parlano parlano parlano
senza saperle fermare.
Poi quelle notte in cui le stelle quasi saltellano
e sembrano scintille.
E infine notti di velluto per avvolgerti e dormire.

Accarezzando i giorni con le parole…

“Perché tu possa ascoltarmi le mie parole
si fanno sottili, a volte,
come impronte di gabbiani sulla spiaggia….”

Alla vigilia delle tante sospirate vacanze vi lascio una carezza lieve che vi raggiungerà al cuore attraverso le vellutate, calde, purpuree parole del grande Neruda, l’unico e il più grande nell’opera ultima dello scaldare l’anima attraverso le parole.

Vi lascio una poesia d’amore, nell’attesa del ritorno alla vita quotidiana.

Una canzone in poesia, fluida come acqua ma che come vento cambia di continuo direzione.

Inelluttabile

Impalpabile.

Perenne.

Come la VITA d’altronde, come l’AMORE.

Buone vacanze a tutti, a chi vedrà un altro pezzo di mondo e a chi vivrà la propria casa. A chi ne approfitterà per scappare e chi per ritornare.

Passate bene questo tempo AMICI.

Arrivederci a settembre!

“Per il mio cuore…
Per il mio cuore basta il tuo petto,
per la tua libertà bastano le mie ali.
Dalla mia bocca arriverà fino in cielo
ciò che stava sopito sulla tua anima.

E’ in te l’illusione di ogni giorno.
Giungi come la rugiada sulle corolle.
Scavi l’orizzonte con la tua assenza.
Eternamente in fuga come l’onda.

Ho detto che cantavi nel vento
come i pini e come gli alberi maestri delle navi.
Come quelli sei alta e taciturna.
E di colpo ti rattristi, come un viaggio.

Accogliente come una vecchia strada.
Ti popolano echi e voci nostalgiche.
Io mi sono svegliato e a volte migrano e fuggono
gli uccelli che dormivano nella tua anima.”